Col. sonora: "...e la luna bussò" cantata dai Fratelli di Soledad
Ni ha!
Affezionati lettori occidentali.
Qui la vita scorre umida ma fresca, che è già un bel passo avanti, il termometro è incredibilmente fermo sotto i 35 da quando siamo arrivati, una specia di benedizione dopo i 40-42 fissi dell’altr’anno.
In compenso Budda ha aperto il rubinetto e se l’è dimenticato per due giorni. Badachu Lu sommersa, fango a spruzzi, la nostra camera d’albergo che imbarca acqua come nave in tempesta.
Se questo è il prezzo per non morire di caldo, molto volentieri, ma mi si palmano le zampe e un accenno di branchie mi decora il retrocollo.
Due giorni di visite e visitine sono passati, papà c’ha il fiato corto, ma è dovuto al cambio netto di abitudini ed orari (e credo anche un po’ di apprensione per questa nazionale..).
La vita scorre piano e regolare all’ospedale, coi suoi orari (pranzo 11.30, cena 17.30, coprifuoco acustico 22.30)
Ma sembra un ostello, un campeggio, un convitto.
C’è un ragazzo siciliano, un informatico, si prende cura di sua madre e nel tempo libero risolve tutte le magagne con questa maledetta rete interna dell’ospedale. Sistema i computer a tutti, anche quando non glielo chiedi, ha bypasato il rooter e il server centrale e scarica abbestia film su film che masterizza in dvd da lasciare qui per le persone che verranno dopo di noi. Fa frullati, scherza, urla e tiene tutti di buonumore. Un hacker dal cuore d’oro.
Lo zoccolo duro dell’altr’anno: Mio Padre, Claudio e Sandro dalla Svizzera, Lucia da Firenze arrivata con due giorni di ritardo e una spalla accartocciata per una caduta proprio prima di partire, La signora di Hong Kong che non ricordo come si chiama (il figlio che parla inglese è Hut, per chi di voi lo ricordasse…)
I nuovi: un ragazzo spagnolo con moglie e sorella, Un signore di Rimini con moglie e genero (il buon Marco che ha vissuto tre anni a Torino) e Marcello da Roma con la moglie.
Questa netta predominanza di italiani (anche pilotata dalle politiche di smistamento pazienti tra qui e l’altro ospedale sulla costa) ha modificato ulteriormente l’atmosfera…
Il volume delle voci e il bordello chiacchieroso della sala comune ti fa sentire a casa. Roberto offre cibo a tutti, corteggia le infermiere. Ci si scambia le cose e si condivide pressochè tutto in linea col “comunismo” , io Elena e Marco traduciamo quel che dicono le infermiere per i pazienti che non sanno l’inglese.
C’è la saletta computer che non è più un arena e ci si può rilassare: l’altr’anno per controllare l’email dovevi fare la posta come un gatto e litigarti le postazioni con utenti Yankees e arabi, flippati per il computer. (non che io non sia da meno).
Storie di nervosismo tipo “eh no cazzo adesso ci sono io posa il mouse o ti taglio le dita broccolo statunitense)
Ieri in pieno scazzo e nervosismo mi sono lobotomizzato di videogiochini online nella saletta computer coinvolgendo anche Marco e suscitando l’ilarità delle infermiere cinesi che non perdono occasione per trovare buffi noi italiani. (c’aveste voi nulla da fare todo el dia)
F - ho trovato un giochino con le moto da trial!!!!!
M - dove dove
F - su www.teagames.com , si chiama tg moto, è troppo fiko
4 minuti dopo
M - ho passato il terzo livello e c’ho ancora tre vite!
F – bastardo, sono fermo al terzo e crepo sempre sul salitone finale…
Capito l’antifona? Tanto non ve lo dico come si salta senza capottare, dovete arrivarci da soli.
Domani viene la BBC, ennesima televisione interessata a scoprire il lavoro di Huang e la sua Equipe.
Mi farò la barba, per essere più bello J:))
L’ultima volta che sono finito in un telegiornale della BBC ero a Buenos Aires al mercato di Recoleta a fare l’idiota con l’orgasmotron in testa e le telecamere che mi riprendevano in primo piano (chi non conosce l’orgasmatron e i suoi effetti benefici dovrebbe documentarsi, è una libidine). Che tempi, che posto.
Oggi pome, pioggia permettendo, andremo in visita al ponte di Marco Polo, che stando alla lonelyplanet dovrebbe contare circa 385 statue di leoni e guerrieri.
Per ora è tutto,
Pekino, Pekino… servirebbe un ombrellino.
Cari amici, a grande richiesta, Cina Reprise!!!
Ovvero: ci risiamo e siccome mi sento nostalgica e vagamente rincoglionita ho bisogno di raccontare agli amici cosa succede quaggiù…!!!
Quindi iniziamo con una domanda di rito, ma geniale nella sua essenzialità: come state?
Ora, visto che non posso aspettare la risposta, faccio come nei peggiori incontri tra vicini e senza attendere la vostra, parto io…!
In cinese come state suona circa così: Nihao-ma? La risposta è invariabilmente A, che però pare voglia dire almeno 7 cose diverse tra cui sicuramente ce ne sarà una inappropirata e quindi una buona strategia è quella di non rispondere.. meglio sorridere e lasciare l’interlocutore nel dubbio.
Ed eccoci davvero qui…Pechino seconda puntata, impressionante, mi è quasi più famigliare di casa mia (dove come sapete ultimamente vivo da nomade, mutande in spalla e almeno 4 spazzolini nello zaino…), la gente mi saluta per strada, la signora dell’ascensore è una buona amica che mi abbraccia affettuosamente a ogni passaggio (lo ammetto ultimamente faccio più spesso le scale, ma si sa, in fondo sono piemontese…), e le receptionists dell’albergo sono sempre rintronate come l’anno scorso. Le infermiere sono quasi tutte le stesse ma la situazione si è complicata perché pare che le care fanciulle amino cambiare spesso il loro nome inglese che ben lungi dal ricordare onomatopeiticamente il nome cinese, segue piuttosto la moda del momento…così quando con grandi sorrisi (e una punta d’orgoglio) ne abbiamo riconosciute e salutate un bel po’ loro si scambiavano sorrisi imbarazzati e tra mille inchini si indicavano l’una con l’altra: Natalie!!!- faccia imbarazzata, viso sorridente, dito puntato verso un’altra- Ah oh uh… Susan? –altro sorriso altro dito- Ehm…Joanna!? – risata, ennesimo dito, mio grande desiderio di estrarre un altro dito etc…
Ci sono stati anche alcuni cambiamenti: la signora delle pulizie si è comprata una scopa vera (abbandonando la ramazza che ha fatto rischiare un infarto a mia madre l’anno scorso), è sparito un computer dalla cucina sostituito da un lavandino che effettivamente forse ci azzecca di più, nel parco hanno messo dei cervi (che però al momento non si sono ancora visti, inizio a sospettare che siano di bambù…o che siano finiti con bambù e funghi), la pubblicità che illumina le partite a majong notturne non è più quella antitartaro, ma (per la gioia di Daniele G) un apparecchio dentale!!! Segno che i tempi cambiano e la società cinese, anche qui in periferia si evolve!!! Inoltre Guido ha cambiato postazione, ha chiuso (per fortuna) con l’ospedale di chirurgia plastica e si è trasferito davanti al supermercato dove non vendono più sottilette ma c’è un banco del pesce semovente che comprende anche alcune sospettissime tartarughe. (Non vi preoccupate, a mio fratello l’esemplare dell’anno scorso pare aver fatto passare la voglia…).
Alcune cose sono davvero sconcertanti a testimonianza di come i cinesi sono sveglissimi e sempre attenti a stare al passo coi tempi!!! Visto che ultimamente ci sono molti italiani che vengono a farsi curare qui il Dr Huang ha stabilito che infermieri e medici imparino…l’italiano!!!! Ma io dico, sti poveri cristi stavano appena padroneggiando un incomprensibile inglese dopo anni di fatiche e quello lì se ne salta fuori con una semplice richiestuccia da niente!!!! L’italiano!!!! Roba che se cambiano lavoro possono venire a servire salsa di soia da noi…! Comunque finora i solerti interessati si sono applicati con rigore e determinazione tipicamente cinesi… vi ricordate che l’anno scorso ci avevamo messo circa una settimana a capire che cavolo volesse dire BD? Che poi era Bm che poi significava Bow movement e in definitiva andare di corpo???? Bene quest’anno per la gioia e la soddisfazione dell’insegnante di italiano un nugolo di infermiere turbina tra i letti e nei corridoi chiedendo con gran disinvoltura e tra incantevoli sorrisi: CACCA???CACCA??!!
Ma mi accorgo di non essere andata con ordine…
Il viaggio aereo è stato uno splendido modo per provare tante emozioni nuove: quella del millantatore (cercando di ottenere dei buoni posti e una carrozzina dalle sorridenti ed ignare hostess senza rivelare i casini che sicuramente si sarebbero beccate appena si fossero scoperti i ventilatori), quella del criminale che vuole tentare un attentato con un ventilatore (quando il poliziotto del controllo italiano ci ha spiegato almeno 4 modi diversi in cui avremmo potuto essere dei perfetti criminali nonostante la nostra bella faccia e nonostante i ventilatori, che non devono fare i raggi X, dopo il controllo non contenessero esplosivi: pistole di ceramica! Pistole smontabili, corrosivi etc etc…
Alla fine il modo più utile per usare il ventilatore sarebbe stato quello di darglielo in testa e liberare la polizia di stato da questo avanzo di marines…
Quando finalmente abbiamo raggiunto Parigi siamo caduti nelle mani di una mandria di sciamannati che in confronto il mio reparto fa bella figura…la tipa che ci ha recuperati è arrivata dopo la squadra di pulizia dell’aereo, poi si è messa a chiaccherare con un’amica per un quarto d’ora, infine si è degnata di contattare il trasporto carrozzine che a quanto pare non sapeva di noi, la povera diavola che è arrivata si è dovuta districare nell’ordine con: un furgone gigantesco e, sospetto, senza servo sterzo, una signora araba semimuta e che pare non avesse mai messo una cintura di sicurezza visto che ha tentato di infilarci le ginocchia, 4 persone e 8 valige (noi!) invece che solo papà, una quantità indefinita di parcheggiati abusivi e taxi in doppia fila, una bella pioggia scrosciante, il tutto per cambiare terminal che mio papà dotato di stampelle ci avrebbe messo meno da solo!!! Così quando, dopo aver convinto la polizia francese mediante una logica schiacciante che no, non siamo terroristi, se no avremmo fatto saltare l’aereo precedente e poi se proprio lo volessimo far saltare, non ci porteremmo tutta la famiglia, no? , siamo saliti sul volo Parigi-Pechino per ultimi!!! Vi risparmio i dettagli perché se no salto la cena, comunque l’aereo era strapieno, quel’alcolista di mio fratello è riuscito a incunearsi in una conversazione privata tra uno stewart e un suo amico e a strappare due armagnac al posto di uno smunto cognacchino versione baby-bottle, mentre io che ho viaggiato in isolamento, sono riuscita a finire in una rissa tra un francese irascibile e un tedesco ubriaco, avvenuta in piena notte, senza nemmeno accorgermene ma, in stile molto british, raddrizzando appena il mio sedile!!!
All’arrivo lo stesso autista zen dell’altra volta, inviato dall’ospedale…Mr LU! E’ stato capace di aspettare noi e poi gli altri due pazienti in ritardo per più di tre ore senza fare assolutamente niente e senza mai dare segni di stanchezza, alla fine si è concesso un sopracciglio, caricando la ventesima valigia…!
Ecco cari miei, non resta molto su questa prima giornata…mio papà ha fatto molta fatica ed è arrivato spossato dal viaggio, ma ciò che l’ha davvero buttato giù è stata quella stupida sottospecie di sveglia da supermercato che qui spacciano per saturimetro e che ha rivelato di avere troppo poco ossigeno nel sangue…il risultato è stato una bella botta di depressione eun enorme bobbola con vestitino blu piazzata di fianco al letto (roba che se si incendia salta per aria il reparto). In realtà ero sicura (vista la recentissima e preventiva visita dal fidatissimo DR Marasso prima di partire) che le cose non stessero così ed infatti, fatto l’esame del sangue si è visto che avevano fatto Molto Rumore per Nulla e mio papà si è miracolosamente sollevato!!!
Ci sono stati molti esami, molti sbucazzamenti e tanta stanchezza, ma nel complesso meglio del previsto!
Ecco, concludo qua la mia prima serie di avventure anche perché sto diventando logorroica ed è tutta colpa di tutti sti cinesi con i quali riesco a dire si e no 10 parole e poi devo ricominciare da capo, possibilmente con un altro…
Almeno voi non potete protestare!!!
Vi abbraccio forte e spero che da quelle parti abbiate più interlocutori e meno gradi!!!!
A presto, datemi notizie!!!
[....]
Ciao a tutti!!! Un piccolo appunto di aggiornamento visto che oggi ho tempo!!!
Cioè, non è che possa accedere alla posta, questo sarebbe chiedere troppo…quando ci ho provato mi hanno interrotto e chiamata talmente tante volte e per cos talmente strane e diverse che spero di aver fatto in tempo a chiudere le poche righe che ho scritto senza confondermi con il numero di CACCA! di mio papà o altre amenità del genere…
Insomma oggi ho avuto una fine giornata tranquillo e il computer di mio fratello tutto per me per cui, rintanata sul letto di mia mamma, mi appresto a raccontarvi alcune semplici riflessioni di ordine diciamo…urbnistico sull’utilità dei tombini.
Vi siete mai chiesti a cosa servono i tombini? Li avete mai notati nei vostri passi frettolosi e distratti a zonzo per la città? I tombini, dimenticati e bistrattati dalla maggior parte (quella meno sensibile e più asciutta) di noi sono fondamentali e umilissimi!!! Il tombino sta lì, sdraiato ai tuoi piedi, e ti guarda camminare (sperando che sia chiuso, si intende!) senza chiederti niente…poi quando piove inghiotte e convoglia tutta l’acqua del caso permettendoti di uscire senza mombut tutti i giorni dell’anno!! Ah come dovremmo essere grati ai tombini!!! Ecco invece cosa succede quando di tombini non ce n’è…in Cina, va bene, a Pechino, ok, in Badachu street di tombini neanche l’ombra!!!
Ieri sera pare che si sia verificato un temporale impressionante…io e Flavio naturalmente appena usciti dall’ospedale per tornare in albergo ci siamo misurati con gocce del diametro di un’albicocca e abbiamo saggiamente acchiappato un taxi abusivo al volo…poi rinchiusi in albergo, una specie di acquario dotato di doppi vetri e doppie tende, non ci siamo più accorti di niente, a parte registrare con occhio assonnato e piuttosto indifferente una cascatella d’acqua che si avventurava gioiosa dietro la tappezzeria pe sfociare in una cristallina cascata sulla moquette della nostra camera.
Al mattino abbiamo scoperto che un fulmine aveva abattuto il tetto dell’adiacente ristorantino e ridotto a una specie di palude la strada tra l’albergo e l’ospedale.
Così quando mi sono avventurata alla volta dell’ospedale lasciado Flavio in stato semicomatoso in albergo, esattamente trenta secondi (e ahimè appena un paio di metri) dopo aver orgogliosamente rifiutato la proposta di un taxista ho piantato uno scivolone con conseguente surf su fango degno di paperino! La gamba destra è partita in avanti a tradimento, io ho iniziato a descrivere ampi cerchi con le braccia, sempre più ampi man mano che si ampliava la mia disperazione e inesorabilmente la gamba sinistra on mio orrore e stupore seguiva la destra…le risate dei maledetti cinesi appostati lungo il percorso sono state forse la mia salvezza…con un estremo colpo di reni ho recuperato la verticalità (ma non la faccia) e sono rimasta in piedi. Questa scena si è purtroppo ripetuta altre tre o quattro volte nel tragitto per l’ospedale mentre riflettevo oziosamente su come tale paesaggio avrebbe acontentato tutti i gusti: mettere i ramponi e affrontare la scalata sui fanghi o scegliere la via palustre? In entrambi i casi i miei poveri sandaletti a fondo piatto si rivelavano inadatti. Il fatto è comunque che non ho effettivamente visto nemmeno un tombino mentre il fiumiciattolo, che ieri era appena un rigagnolo, oggi aveva riacquistato tutta la sua “dignità” di canale cittadino: stracolmo, melmoso, puzzolente e supersporco. Se stasera piove di nuovo sicuramente strariperà e domani verrò in ospedale in barca. A parte questa amena digressione, niente da segnalare (come scivono in cartella medica quando tutto va bene). Ieri qualche esame al mio povero papà che in men che non si dica, e cioè mentre io cercavo di capire come l’avremmo disteso, è stato issato su un lettino a sorpresa che si è verticalizzato e poi ribaltato stirandolo per fare i raggi X. Poi una nerboruta signora alta un metro e 20 l’ha sollevato di peso e piantato di nuovo quasi intero sulla sedia. La stessa scena si è ripetuta con il nostro amico Sandro che era sceso per li esami con noi (è uno dei tre altri pazienti conosciuti l’anno scorso e ritornato insieme a noi per il secondo intervento).
Oggi abbiamo girato il video di rito per valutare le funzioni superstiti di papà… tra le sue battute (del tipo cammino 20 metri ma se c’è una bionda arrivo a 50) e le sue trovate (nella prova di scrittura un brano della divina commedia – e provate poi voi a tradurlo in inglese a un cinese!!! - ) ne siamo usciti tutti un po’ provati! Spero solo che non lo consegnino alla BBC che verrà venerdì a girare un servizio sull’ospedale. A proposito c’è qui un ragazzo che me l’ha detto già dieci volte, lo considera un appuntamento stile vita vero Vip!!!
Infine, mentrestavo iniziando a salivare perché è arrivata la cena e le monoporzioni cinesi sono ben lontane da saziare il mio dlicato appetito, è passato il grande l’unico l’inimitabile (ma soprattutto l’incomprensibile) Dr Huang, che però quest’anno deve essere venuto un po’ troppe volte in Italia perché ha iniziato a farsi chiamare Professore (il comunismo un lontano ricordo…).
La visita, avvenuta sulla porta, è durata complessivamente 2 minuti e 30 secondi in cinese stretto. Ma mentre con il sorridente e micidiale Dr Pain che è passato in mattinata le conversazioni (anch’esse in cinese) durano anche un’oretta con totale soddisfazione da entrambe le parti, il Dr OPS Prof Huang lascia sempre un po’ perplessi..
Il Dr Pain invece ha fatto dei progressi, al passo coi tempi: da “No pain no gain” dell’anno scorso siamo passati a mio padre che gridava MALE! E Pain che rispondeva “BUONNOO”…una scena da esorcista non fosse che nel frattempo, nostro malgrado, ci scappava da ridere e che Pain è talmente simpatico da dimenticare il suo sospetto di sadismo per applaudirne l’italiano.
E con questo cari amici vi saluto e vado a mangiare prima che le solerti inservienti cinesi mi spazzolino la cena perché, nonostante tutto, il mio appetito esce sempre illeso!!!
A presto e un grande abbraccio!
Elena Ponzio (Badachu Lu Post)
MAD(e) IN CHINA
27-06-06
De ja vu.
Arrivati, sistemati in ospedale e albergo.
Cotti e rosolati. Papà ha accusato il viaggio aereo, per la stanchezza ieri sera non ha neanche guardato l’Italia giocare (meno male, che merda di partita).
Un dejavu dall’inizio alla fine. Surreale, iperreale.
Un anno dopo. Stesso aeroporto, stesso autista ad accoglierci col cartello Sig. Ponzio, stessa simpatica assenza dell’inglese nei nostri dialoghi.
Abbiamo volato nove ore da Parigi e siamo stanchi come pezze, ma aspettiamo un ora e mezza in aeroporto che arrivi anche il volo di Claudio e Sandro, nostri amici svizzeri anche loro qui per ripetere l’operazione.
Stessa flemma nei nostri accompagnatori cinesi, calma e rassegnazione zen in ogni aspetto pratico della vita. Tranne col clacson dell’auto, stanno imparando a usarlo, e parecchio pure.
Dejavu:
Pekino enorme, congestionata e linguisticamente inaccessibile, il mio sguardo spazia sugli ideogrammi dei cartelloni pubblicitari, sulle auto di grossa cilindrata da 30000 euri e le biciclette rattoppate che affollano le strade, sulla distesa infinita di cemento.
Il viaggio in machina dall’aeroporto all’ospedale è onirico, mi addormento continuamente, siamo veramente stanchi.
Apro gli occhi: riconosco le strade, siamo a casa, a BADACHU LU di nuovo.
E’ come non essere mai andati via.
Mi giro a destra e vedo il quartiere nuovo in costruzione con le baracche degli operai.
Guardo dritto e vedo il poligono di tiro nuovo di pacca costruito per le olimpiadi.
Al semaforo so che è ora di girare a destra e imboccare il viale dell’ospedale.
All’ospedale ci riconoscono, ci fanno un casino di feste, ci danno la stessa camera dell’altr’anno.
E’ pieno di Italiani questa volta e per di più noi arriviamo in formazione serrata: Papà da Torino e Claudio e Sandro dal canton Ticino con furore. Ci terremo compagnia.
Le differenze sono minime. I computer a disposizione sono meglio, ci sono le webcam e caffettiere elettriche. L’Italian Style spopola, le infermiere fanno tutte le mattine un corso di italiano tenuto da un ragazzo di Roma. Il giardino dell’ospedale sembra ancora più bello, a quanto pare hanno anche fatto un recinto con dei cervi dentro (la cosa che insospettisce è che il cervo è comparso anche nel menu…. Per l’esattezza “carne di cervo con nocciolo di pesca”, si sa che i cinesi sono pragmatici e quadrati)
Dejavu: vado al supermercato a recuperare due ciabatte elettriche compatibili con le nostre prese, ripercorro Badachulu street, i ristoranti, i negozietti, la merceria, gli ambulanti con le ricariche telefoniche appoggiate sulle stuoie per terra, il china post office.
Con la coda dell’occhio vedo due occhi storti che conosco bene, guardo meglio.
E’ PROPRIO LUI. GUIDO!!!!!!!!!!!!!!!
Mi riconosce, ci abbracciamo (cosa veramente rara coi cinesi) ci parliamo addosso (io in italiano e lui in cinese) gli faccio vedere il cellulare che ha ancora il suo numero registrato.
Guido capisce tutto senza una parola di inglese. Gli faccio il gesto della cornetta. Lo chiamerò non appena avrò bisogno di un autista. Gli abbiamo anche portato le foto dell’altr’anno, domani gliele porto.
La giornata è lunga e difficile per sistemare tute le nostre cose. Papà stanchissimo e provato dal viaggio. Io e Elena prendiamo un taxi per raggiungere il nostro albergo solo dopo cena.
Dejavu: eccolo il GRAND JAN GNAN GARDEN HOTEL o come volete chiamarlo.
Pacchiano come l’altr’anno.
Gli hanno dato un ulteriore ripulita, la fontana in marmo della hall finalmente funziona e non da più quell’impressione di dismesso e abbandono.
Basta entrare in camera per ritrovarla, col frigo deserto e staccato dalla corrente e la moquette che ricorda una coltura batterica della Bayer ai tempi della sperimentazione dell’antrace.
Chissenefrega. Il vero pacco è la mancanza del mitico barbecue nel giardino. Spero che compaia a breve, o sarà un duro colpo per le nostre serate pekinesi. Cosa più ci incendierà la bocca? Con cosa potremo urticare l’esofago? Come misurare la mia virilità di fronte ai camerieri senza lo spiedino nucleare? Mah. Boh.
Bevo due birre guardando un Italia penosa con gli occhi che mi si chiudono tanto sono a pezzi.
I telecronisti cinesi producono suoni monosillabici ogni dieci quindici minuti, si scaldano solo per il rigore. Sho ta !!tiu le!! Ne! ma !( per farvi un idea)
Sarà un altro mese cinese, vado a dormire.
INFORMAZIONI PRATICHE:
Telefono diretto nella camera dell’ospedale: 0086-10-51625645
Per telefonare in camera d’albergo: 0086-10-88703388 quando riponde una voce in cinese, digitare 8503 (in albergo ci siamo solo dopo le 23.00 che in italia sono le 17.00)