Ni ha!! (ciao), affezionati lettori.
Internet ha fatto le bizze e altre vicissitudini sono intercorse negli ultimi giorni. Vedremo di riassumere quel che è accaduto:
Martedi 4 luglio: Il risveglio del dragone
Stamattina stavo scrivendo al computer quando una scossa di terremoto ha fatto tremare tutto, due secondi massimo, ma perfettamente percettibile. Mi sono girato verso mio padre, che mi sorrideva sornione.
Gli faccio, minkia il terremoto! (epicentro 120 km sud di Pekino, zero danni in città)
L’ultimo terremoto che mi ricordi aveva fatto cadere le cose dalle mensole sopra il mio letto, spaventosa e prolungata. Era mattina e mi aveva svegliato e colto nel sonno. Ricordo papà che entra in vestaglia senza dire niente mi tira fuori dal letto mi mette sotto un braccio come un pacchetto e in due secondi siamo per le scale, dopo altri tre per strada, al sicuro.
Non mi può più acchiappare e mettere sotto l’ascella come un giornale, ma la sua calma e il sorriso serafico spiegano tutto.
Il dragone si è destato e ha fatto scuotere la terra.
Oggi è tornato l’appetito e il buon umore, papà mangia a quattro palmenti (sempre con la dovuta calma).
Sorride, ironizza, e cammina con le stampelle dando sfoggio di atletica prestanza.
In onore delle infermiere accenna anche un passo di danza…
-Sveglia il dragone- questo è il giusto Karma.
Italiano per principianti: Caca, culo.
E’ arrivato il momento di raccontare dove hanno portato le lezioni di italiano di Marco, fin dove ci si può spingere nel grottesco esilarante mondo del West Hill Hospital…
Premessa numero 1: I cinesi imparano l’inglese, i cinesi imparano l’italiano, i cinesi imparano tutto a velocità inaudita, sentono una parola, la assorbono come aspirapolvere.
Premessa nunero 2: Qui abbiamo un arma non convenzionale: l’ironia. Parlata, scritta, sottocutanea, oculare. Internazionale.
Durante le italian lessons della mattina, le infermiere si fanno spiegare le cose che più gli stanno a cuore, ovvero come porre le domande di rito, del giro dei pazienti… come stai? Dolore? Febbre..
Una delle cose che monitorizzano con più rigore è il famoso e sempiterno BD, poi diventato BM (bow movement), insomma andare in bagno.
Hanno imparato la parola Cacca. Non chiedetemi come hanno fatto ha imparare culo, o se Marco ha qualche responsabilità in tal senso.
La scena classica ormai è l’infermiera cinese carina, minuta, educata, sorridente e professionale… entra in camera e mi porge delle pillole, this is for sleeping, this is for CACA.
Devo trattenermi per non ridere ogni volta.
Torna la sera, How many times CACA today?
L’altro giorno alla festa nella sala comune, Francesca (La mamma di Roberto) ha fatto qualche timido (e miracoloso, terrei a sottolinearlo) passo aiutata dal figlio.
Dopo un meritato applauso dai presenti, si è vista partire di corsa un infermiera che prende una sedia, gliela sistema dietro e dice col massimo impegno: VIENI MAMA, METI CULO.
Vale la pena vivere per assistere a certi dialoghi.
Mercoledi 5 luglio: la sbornia consumistica di Electronic City.
Quest’oggi mi sveglio di buon ora, la gola secca e irritata mi ricorda che ho dormito tutta la notte con la tramontana dell’ air conditioning sul collo, come una maledizione, una fattura.
Una doccia mi aiuta a riprendere conoscenza, lo specchio impietoso sottolinea la totale assenza di melanina sul mio volto. Pigmenterò prima o poi, magari in Italia.
Forse ho esagerato col brandy cinese da 1,8 euro\litro del supermercato, non mi sento troppo in forma, poi penso che sto andando all’ospedale, e subito sono un fiore, questione di relatività.
Cammino per Badachulu e fruisco di tutto il piombo che c’è, adoro inalare a pieni polmoni pm10 e pm 2.5, rifletto sul fatto che quando sono nato, ero perfettamente biodegradabile: carne, sangue,qualche capello.
Alla mia morte ci vorrà un cassonetto apposta per differenziarmi, dentro di me si stanno accumulando più metalli pesanti che sotto la superficie di marte.
Arrivo in ospedale che papà, in grande forma direi, è già nel pieno delle sue attività mattutine:
Prima infermiera: “How many CACA Yesterday?”
Seconda Infermiera: “Take temperature”
Terza infermiera: “Infusion” (che non è una tisana bensì la flebo)
Quarta infermiera: “take pression”
Dottore: visita mattutina
Massaggiatore
Agopuntura.
Una bella agenda direi… nel frattempo la mamma gli corre dietro brandendo il rasoio elettrico per sbarbarlo che - sennò sembra un orso – il caffelatte e le pillole mattutine.
Appena ha un attimo di tempo può rilassarsi con un po’ di aerosol.
Nel pomeriggio organizziamo la gita sociale a Electronic City: un piccolo centro commerciale di 9 piani, su una superficie tipo 3 campi da calcio, dedicato all’ high tech. Alla cinese insomma, se fai una cosa, falla enorme.
Partiamo agguerriti: La formazione prevede:
Roberto l’informatico come punta d’attacco. Lui ci indicherà cosa comprare e cosa no.
Hart, il guastatore: lui è cinese residente in Australia, il nostro unico vero link linguistico tra noi e loro, se lui contratta al posto nostro, i prezzi magicamente crollano.
Io Elena Monica e Annalisa, veterani di Silk Street, il posto dove ti fai le ossa a Pekino in fatto di shopping e di commessi acchiappaclienti spietati.
Special guests: due nuovi arrivi dell’ospedale: padre e figlio dal Qwait, gli unici che non patiscono il caldo di Pekino (ora in Qwait ci sono circa 53 gradi).
Entriamo e abbacinati ci muoviamo tra le bancarelle, storditi dalle offerte, dai colori e modelli…
C’è tutto. Proprio tutto. Il trip del consumer ti acceca, devi capire cosa veramente ti serve e cosa no, sennò compri qualunque cosa solo perché costa poco.
Dopo due ore usciamo frullati e con la testa dolorante, personalemente ho messo a segno dei gran colpi, come le penne usb da un giga a 15 euri, penna usb per il wireless a 15 euri, un amore di webcam per 5,5 euro… e funziona tutto benissimo, con anche la garanzia internazionale e ricevuta,
che magia la globalizzazione, alimentiamo un po’ anche noi il marciume del sistema.
La sera dopo cena, epilogo esilarante nella stanzetta computer: incaricati dalle infermiere ci occupiamo di tradurre in italiano una nuova parte del menù dell’ospedale, che ha deciso di implementare le pietanze rivolgendosi nientemeno che a Pizza Hut (la catena trash americana, proprio lei…). Lubrifichiamo con svariate birre il meccanismo: Infermiera cinese che parla con Hart, Hart che traduce in inglese, noi traduciamo in italiano. Risultato, un telefono senza fili.
Riporto qui l’elenco demenziale delle pizze per farvi capire fin dove si può scendere:
1 Pizza de Luxe “Origus”, 2 Pizza “Spiaggia della Florida”, 3 Pizza al pollo, 4 Pizza Italiana..???, 5 Pizza del Capo (non il promontorio, the boss), 6 Pizza greca classica, 7 Pizza doppio gusto, 8 Pizza Ranch (contadina?), 9 Pizza occidentale, 10 Pizza degli innamorati, 11 Pizza Spiaggia Soleggiata, 12 Pizza vegetariana, 13 Pizza Indiana, 14 Pizza del cuore, 15 Pizza tradizionale, 16 Pizza Hawaiana, 17 Pizza a piacere….
Andiamo a dormire un po’ ciucchi. La città dorme, è tardi, in Italia è ora di cena.
Giovedi 6 luglio: Back to Badaling.
Ci si sveglia con una strana sensazione addosso… c’è qualcosa di strano.
Usciamo dall’albergo e capiamo. C’è un po’ di vento, deve aver soffiato nella notte un po’ di carità per i nostri polmoncini. Riusciamo a vedere le colline intorno a Badachu.
(in realtà Badachu di per se significa: “Colline profumate” nome assegnatogli in un tempo in cui tutto questo non era altro che prato, fiori e templi buddisti…)
Si decide di partire alla volta della grande muraglia, a Badaling.
Chiamiamo Guido e alle due nel dopo pranzo siamo proiettati sulla quinta tangenziale direzione nord.
Sembra un sogno, appena usciti dallo sterminato hinterland di Pekino siamo nelle verdi montagne che salgono ripide verso il cielo. Teleferica e siamo a quota 1000, profumo di fiori, cinesi ovunque sulla muraglia che si fanno fare le foto con noi come fossimo stars…
Camminiamo e arrampichiamo sulle ripidissime scale… gran giornata di sole e cielo blu. Sembra Bardonecchia, sembra vacanza.
Sono stanco, se trovo un sito gratis metto le foto online.
Buonanotte a tutti.
