MAD(e) IN CHINA (Splinder edition)

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domenica, 09 luglio 2006

MAD(e) IN CHINA 6: BEIJING BY TRAIN, NATURAL MYSTIC

 

Venerdì 7 luglio: Temple of Heaven (Tiantan) o meglio, Tempio del Cielo. 

 

Due giornate a stretto contatto col “cinese”.

Sabato si decide con Hart di andare in centro. Lui deve andare a ritirare una medicina speciale che si è fatto preparare. A soli quindici minuti di taxi da lì, c’è il tempio del cielo. Scatta la combo.

La medicina si trova nella più antica e famosa farmacia di Pekino, la cosa mi intrippa subito ai livelli massimi, non vedo l’ora.

 

L’altro punto importante è che Hart è di Singapore, e vive in Australia da dieci anni, parlando cinese ci spalanca un mondo imcomprensibile e al tempo stesso ha ormai un educazione occidentale che annulla un gap altrimenti incolmabile, stesso tipo di umorismo, di “background”, feeling semplice, senza paura di farsi pezzi o figure di merda.

 

Insomma oggi si può andare in metropolitana. Finalmente uno spostamento da persone normali. 

La nostra stazione è chiaramente il capolinea (siamo in culo al mondo) ma questo ci permette di sederci comodi comodi per i 40 minuti che ci aspettano per arrivare in centro (40 minuti!!!!)  

Ad ogni fermata la metro si riempie , si riempie, si riempie….

Scendiamo all’interscambio e prendiamo la linea circolare che gira intorno all’area più centrale.

Emergiamo alle porte di Pekino (Tipo gli archi romani che troviamo in Italia). Siamo in centro. L’aria sa di marmitta sovietica, l’umidità e l’inquinamento sono scioccanti, palpabili, ma è inutile che mi dilunghi, finchè non la respiri, non ci credi.

Prendiamo un taxi per arrivare al tempio del cielo,la farmacia chiude dpo le otto di sera e possiamo andarci al ritorno.

 

Pagato il biglietto e passati i cancelli la storia cambia. La caotica sporca e rumorosa città resta fuori dal nostro spettro visivo e sonoro.

I templi qui sono spesso dei complessi di edifici sacri inseriti in parchi (immensi) curatissimi, con alberi che hanno visto diverse dinastie di imperatori, guerre e rivoluzioni e sono ancora lì a produrre ossigeno. Cortili su cortili a scatola cinese, svariati templi e tempietti dislocati in giro. Altari, porticati.

 

Camminiamo per viali alberati, immersi nella folla di turisti cinesi (questo è il periodo del turismo interno, gli stranieri di solito vengono quando fa meno caldo, tipo settembre).

La cosa che più gradisco è proprio il parco. I templi, scusate la bestemmia, sono al mio occhio tutti uguali. Bellissimi ma simili, non sono addestrato a notarne le differenze, non so leggere il cinese e alla quarta pagoda ne ho già abbastanza. Quello che sciocca è vedere il lavoro infuso in essi, ogni singolo centimetro decorato con pitture sgargianti (oro, turchese, rosso vivo….) o bassi rilievi su marmo, sculture in bronzo… Dal mio primo viaggio in Cina ho già visto un migliaio di statue di Budda e non saprei dire quante espressioni o posture delle mani ci possano essere.

Vediamo il tempio della divina musica “…where Confucio listened to Shao music…” trasformato in un museo degli strumenti musicali dei tempi degli imperatori. Dentro una teca scorgo anche dei flauti di migliaia di anni fa perfettamente identici alle ocarine cilene, segno probabile di un bel viaggio precolombiano degli emissari imperiali in terra americana.

a furia di camminare ci viene una divina fame, abbiamo già macinato diversi kilometri a piedi sotto un caldo e un umidone atroci.

Usciamo dal tempio e nessun taxi ci vuole caricare (la scusa è che il posto dove vogliamo andare è pedonale, in realtà il viaggio è troppo breve e i bastardelli aspettano una corsa più remunerativa, vedi come cambia il mondo tra centro e periferia…)

Poco male, siamo in giro con Hart, possiamo ottenere tutte le informazioni del mondo e quindi  saltiamo sul pulman numero 120 e dirigiamo verso la farmacia.

(Per le olimpiadi hanno comprato un botto di pulman nuovi di pacca tra i quali i mitici metano-bus prodotti dall’Iveco, fiore all’occhiello dei trasporti pubblici torinesi, quasi mi commuovo quando ne vedo uno…)

 

Scesi dal pulman facciamo mezzo kilometro tra le macerie degli hutong che stanno buttando giù, per elevare al cielo un po’ di calcestruzzo come si deve, ad un certo punto attraversiamo una strada stretta in concomitanza col passaggio di 6 pulman tutti insieme. (tre da un lato e tre da un altro) 

Un esperienza:

quando non riesco più a trattenere il fiato, devo inalare per forza. Vedo tutto nero e i suoni arrivano da sott’acqua, mi riprendo che mi stanno per investire e in bocca sento gusto di cioccolato, non so perché. Evidentemente lo scarico sopra una certa percentuale diventa allucinogeno.   

 

Arriviamo alla super-farma e io neanche me ne accorgo, cercavo una croce verde (ingenuo…), Hart indica un edificio su quattro piani temple-style decorato in oro e rosso.

Mmmmm ho l’acquolina in bocca… vorrei provare tutti i medicamenti segreti cinesi, fare il pieno delle loro erbe magiche.

Recuperata la pozione per sua madre ci dedichiamo al Ginseng. Sono venuto apposta per comprarlo ma ora sono spiazzato: ci sono tantissime varietà da non capirci nulla. I prezzi vanno da pochi spiccioli a centinaia di euro (Cento euro qui sono un delirio di soldi) Le discriminanti sono: l’età della radice (più è vecchia, più sono concentrati i principi attivi), se è selvatica o coltivata, la varietà, la zona di provenienza, la purezza del terreno, se importata o cinese…

Un universo di possibilità in qui mi perdo, guardo disperato Hart, gli chiedo trovamene una bella power, mi chiede cosa vuoi fartene, gli dico mi serve un buon doping, un doping cinese come si deve.

Sorride e incomincia a produrre suoni cinesi con l’inserviente.

Alla fine scelgo la polvere e le sezioni di radice da masticare. Sto godendo come un pazzo, vorrei comprare tutto ma sto quieto, almeno per non fare la figura da Yankee. C’ho il trip etnico.

Vedo funghi magici, serpenti secchi o sotto spirito usati per svariati malesseri… erbe che noi non conosciamo e forse non conosceremo mai…

Siamo nella bottega dell’alchimista, lo sciamano, il vecchio fottuto saggio che succhia radici e ti guarda zen, ammicca e sputa. Certi funghi te li vendono dentro teche di legno in cui noi metteremmo i gioielli. Mi portano fuori prima che mi venga voglia di un serpente per l’emicrania o cose del genere.

 

Siamo cotti e stracotti come pietanze cinesi, sudati disidratati e affumicati, ci trasciniamo alla metro per assistere a una scena semplicemente surreale (è già la terza volta che uso l’aggettivo surreale in questo blog… sarà un caso?).

E’ l’ora di punta, c’è un milione di cinesi che aspetta il treno, quando arriva, delle guardie armate e minacciose urlano fortissimo che prima si deve lasciare scendere, dopodiche’ un fiume di gente si pressa sulle carrozze fino all’inverosimile, e poi ne entra ancora un po’. E poi ci sono quelli che non si rassegnano. Il treno deve partire e le guardie incominciano a prendere a mazzate quelli presi in mezzo dalle porte. Non scherzo. Li spingono dentro che siano donne vecchi o cosa, con delle botte da scassarti le costole, fino a che le porte non sono chiuse e il treno riparte.

Ci guardiamo pallidi, prendiamo seriamente in considerazione un taxi (non voglio farmi picchiare da uno sbirro della metro echecazzo), poi pensiamo all’ora di punta sulla quinta tangenziale e alle due ore di taxi al posto dei 40 minuti di metro.

Aspettiamo il prossimo treno e affiliamo i denti.  

 

 

Sabato 8 luglio: NATURAL MYSTIC, The Tanze Temple                   
 
 
               There's a natural mystic blowing through the air
               If you listen carefully now 
               you will hear...

                                                -Bob Marley-

 

Allertiamo Guido per tempo: oggi si va al Tempio Tanze, servono due macchine quindi deve chiamare il suo amico. Guido (all’anagrafe Chao Yu le) per l’occasione si fa trovare rasato di fresco in stile Mao: I capelli sembrano tagliati con la squadra e il righello: per avere la tipica forma a mensola, in centro sono così corti che sembra pelato. Arriviamo che la seconda macchina ancora non c’è, prende il telefonino e incomincia a bestemmiare in cinese (adoro quando si arrabbia col suo socio, il cinese è una lingua perfetta per cazziare la gente, con quei suoni che ti caghi addosso solo a sentirli) L’amico si materializza in 2 minuti, il tempo dei convenevoli. Questa è la prima volta che posso comunicare con Guido senza ricorrere al linguaggio dei segni, c’è il buon Hart con noi.

Guido si informa sulla salute di papà e i mamma, gli diciamo che no, oggi non verranno con noi, è ancora presto.

Partiamo alla volta del Tanze Temple: il più vecchio tempio buddista di tutta la zona di Pekino.

Si trova abbastanza fuori, in piena montagna, ci siamo già stati l’altr’anno: un posto meraviglioso.

La strada è tutta curve e si passa in mezzo a boschi fitti e misteriosi, a un certo punto Guido si illumina e grazie alle proprietà traduttive di Hart ci dice che se vogliamo al ritorno ci porta a comprare uova fresche dai contadini della zona: dice sono molto più buone di quelle del supermercato, sono naturali. (Mi commuovo dentro). Cinque minuti dopo ancora la luce: qui si può comprare il miele selvatico, più buono degli altri, naturale. (Buon vecchio saggio cinese dagli occhi storti), si decide di fare un salto più tardi, si dovesse offendere non me lo perdonerei. Curva dopo curva ci avviciniamo al luogo sacro, ci mostra le bancarelle ai lati della strada: vendono incenso. Dice se vogliamo pregare di comprarlo qui che costa meno che al tempio. Stiamo andando a pregare? Ci guarda serio, no guido andiamo perché è un posto molto bello e ricco di storia. E spero gli basti perché balle non gliele conto.

 

Arriviamo che il parcheggio superiore è full, giorno di pellegrinaggio. Lasciamo i nostri due autisti e ci inerpichiamo verso l’ingresso.   Il tempio si sviluppa in salita lungo la montagna fino praticamente alla sommità. E’ uno dei posti più affscinanti che abbia mai visto. L’unico dei templi di Pekino che ho visto in cui veramente non c’è quasi turismo, la gente viene e a frotte ma quasi esclusivamente per pellegrinaggio e preghiera. Ci sono monaci nelle pagode oltre alla sicurezza, non sembra solo un museo. Davanti ai padiglioni più importanti, nei cortili principali, ci sono bracieri enormi con dentro veri e propri falò di bastoni di incenso che la gente butta 1 mucchio per volta. Le fiamme sono alte, il fumo maestoso. Cammini per i cortili, in mezzo agli Albicocchi argentati millenari, o gli Imperial Pagoda trees di 600 anni o i famosi Cypress reaching to the sky (cipressi che tendono verso il cielo). Se fai attenzione puoi sentirlo…

There's a natural mystic blowing through the air, if you listen carefully now you will hear...
Siamo circondati dal misticismo, oltre che da gialli bambini rumorosi che mi fottono l’atmosfera e che impalerei volentieri. 

Saliamo al padiglione principale, Facciamo un offerta al tempio e trascriviamo i nomi dei nostri cari (Papà, Claudio, Sandro, Giovanni, Lucia e Francesca) sulle cinque preghiere da legare sugli altari dei cinque Budda (est, ovest, nord, sud e centro) Meno male che c’è Hart che ci spiega, sennò niente preghiera.

Proseguiamo per i cortili e so già dove voglio andare a parare, la dove il caldo dell’altr’anno ci ha fermati: il sentiero lastricato che porta in cima alla montagna, dove c’è la fonte del fiume e la statua del drago.

Natural mystic blowing through the air.

Arranchiamo su per il sentiero, immersi nell’ipnotico ronzio delle cicale.

La pendenza, l’umidità che toglie il fiato, le cicale, il richiamo del bosco mi mandano in trance, il ginseng mi da la forza.

Un passo

Dopo

L’altro.

Arriviamo in cima al tempietto del drago, la fonte è quasi secca perché ha piovuto poco. C’è una fontana però, che manda pura e freschissima acqua. Il suono delle cicale qui ti sovrasta. Ho fatto tre quarti d’ora di sentiero di montagna, niente di chè direi, eppure sono contento come un bambino, soddisfatto come avessi scalato l’Everest, completo come le due metà.

E’ veramente un posto magico.

Il guardiano del tempietto ha fatto un piccolo orto.

Sull’altare scrostato ci sono le sue mercanzie e per pochi spiccioli si può comprare un dissetante cetriolo.

Adoro questo tipo di commistione, tra sacro e profano, mistico e pratico, un immagine veramente cinese, ma io cosa ne so in fondo?  

Scendiamo che si fa tardi, la strada è lunga e Guido ci Aspetta nel parcheggio.

Sulla strada di casa ci fermiamo a comprare il miele e le uova. Le uova sono uova, fresche e genuine ma pur sempre uova.

Il miele non è miele, è nettare degli dei. Ce lo fanno assaggiare.

Chiudo gli occhi e uno svarione di piacere mi assale, un bouquet di limone e menta e melissa mi si infila nelle narici.

Non sono un professionista del miele, non sono un esperto, ma è semplice capire che sta roba non è normale. Puoi tirarlo giù a golate (è quasi totalemte liquido) senza che gratti in gola, è paradisiaco.

Ne compriamo 12 kili senza battere ciglio. Totale spesa: 20 euro (195 Yuan) Hart se ne porta a Sidney una tanica, annalisa anche torna in Svizzera con la tanica, il resto lo spazzoleremo in reparto dolcificando i cuori e i sapori gli animi e gli amidi.

Guido Guido, quanto bene ti voglio…

In macchina chiedo ad Hart di Ringraziarlo da parte mia per l’idea del miele che è stato così carino. Emette dei suoni complicati e Hart mi traduce figurati, ormai siamo amici, non mi devi ringraziare.

Arriviamo in reparto, che l’ora di cena è passata da un pezzo, ma l’italian style impera: ce ne fottiamo tutti grazie ai microonde per scaldare il cibo e mangiamo ad un ora normale invece che alle 17.30. Hart deve restituire un Dvd al noleggio e comprare altro pesce secco per stasera (è perfetto con la birra). Lo accompagno e ne approfittiamo per farci una decina di spiedini atomici aperitivi alla bancarella dietro il supermercato.
postato da: flavioponzio alle ore 16:30 | link | commenti (1)
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Commenti
#1    10 Luglio 2006 - 00:05
 
beh, sento che cominci a gradire qualcosa di quelle parti. non solo il miele. borseggiato, non rapinato, tutto ok. un bacio.
utente anonimo

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