Passano così veloci i giorni, a Badachu, che non ci stai dietro.
Lavoro a tempo pieno per Elena e me, lei ha pure preso sulle sue spalle l’eredità di Marco, tutte le mattine alle otto tiene il corso di Italiano alle infermiere e medici. Il più contento sono io che così mi devo svegliare con le galline insieme a lei e quasi non faccio più caso ai bastardi che corrono per l’albergo all’alba urlando in cinese. Quando sei in coma, non puoi sentire i rumori, al massimo li inserisci nel tuo sogno sudaticcio.
Io mi sciroppo gli amici arabi dal Qwait e dall’Iran. Ho fatto la cazzata di dimostrare di essere degno di loro in tre stupidi modi:
1 mi sono fatto beccare che ascoltavo Fogh in Nakhal versione di Franco Battiato (è a quanto pare un evergreen del mondo arabo tipo Volare, Albachiara)
2 Gli ho detto che siamo stati tanti anni di fila in Bosnia dai fratelli musulmani.
3 Li ho portati al mio ristorante preferito in Badachu, lo spiedino atomico degli aperitivi con Hart dei giorni scorsi, gestito da Cinesi musulmani del nord del Tibet con tanto di scritte arabe e foto della Mecca.
Insomma da quel momento non mi mollano. Anche perché sono dei tamarri allucinanti e non hanno facilità a fare amicizia in ospedale. Il più giovane che potrebbe essere tipo mio coetaneo è completamente brasato e l’unica cosa che gli interessa nella vita è lo shopping. Non finirà mai di ripetermi quante cose hanno in Qwait: starbucks, macdonald, Shopping centres, cinemas, everthing we have in Qwait, In Qwait we have everything. We have 10ways streets (strade a 10 corsie..) There’s no poor people in qwait, everyone is good....rich...
Gli voglio bene in fondo, ma conversare con lui aumenta il mio pessimismo cosmico.
Quando non intrattengo la mia cricca di petrolieri, traduco per gli italiani messinesi che non parlano una singola parola di inglese. Mi chiedo sinceramente come diavolo faranno quando saremo partiti. Sono venuti in quattro persone e non gli è neanche venuto in mente di portarsi un interprete (non dico dal cinese, ma almeno per l’inglese) Faccio tre passi per il corridoio e un infermiera o un medico con gli occhi allucinati mi blocca per la maglia e mi trascina in camera loro per risolvere qualche casino.
Abbiamo tradotto i moduli di autovalutazione per la SLA dall’inglese all’italiano. li metto sulla penna usb. Li porto all’aiuto segretaria che sembra autistica. Glieli metto sul computer. Le spiego a che servono. Mi guarda, mi sorride, mi dice ok.
Il giorno dopo a me consegnano quello in italiano e a chi non parla inglese quello inglese.
Non c’è modo di capirsi. Torno nell’ufficio, mi faccio stampare una decina di copie di moduli in italiano e li distribuisco a chi ne ha bisogno. Penso –Ok, ora siamo finalmente a posto.
Il giorno dopo arriva un medico, mi blocca e mi fa vedere che hanno cambiato il modulo, apportando alcune piccole migliorie
– Can U please, make a new italian version? –
Pensa ai monaci zen. Rilassati, respira. Sei il centro del mondo e la pace ti attraversa e ti purifica.
Ready to go??
Ieri vado alla nurse station per fare l’ultima, fatidica, chiamata a Guido. Come ultima chiamata è un po’ pacco: ci facciamo accompagnare da Auchan, proprio lui, il gigamercato globale che abbiamo anche a Torino come a Catania.
Solo che qui è considerato molto pregiato dalla medio borghesia rincoppata Pekinese, con tutti quei nomi europei. Un po’ come facevamo noi 30 anni fa per le cazzate americane (oddio, molti lo fanno tuttora).
Noi ci andiamo per preparare un regalo per medici e infermiere. Considerando che l’abitudine qui è di regalare fiori, che dei fiori non te ne fai niente e dopo tre giorni fetono, decidiamo di rompere con la tradizione e colpirli la dove sono più deboli: sono tutti golosi da paura.
Alle famose feste del venerdì organizzate in reparto si scassano di cibo che non potresti crederci, ho visto infermierine da 40 kili ingerire roba per 4 persone con grazia e leggiadria.
Quindi dolci. E per rendere la cosa un po’ esotica e preziosa, dolci europei. Quindi Auchan, anche se Guido ci spiega tre o quattro volte che lì costa un casino e che se vogliamo ci porta lui dove è economico. Mi fa il segno della bancarotta:
-apre il portafoglio-estrae il bancomat-soffia forte con faccia triste-
Lo so guido, hai ragione, ma il regalo per le infermiere è troppo difficile da spiegare. Sopportaci per gli scemi che siamo.
Facciamo incetta di cioccolatini italiani, ciocolata svizzera, biscotti 80% burro danesi, biscotti di tutte le forme… se non gli piace burro e cioccolato siamo fottuti.
Mi piace la Cina perché il concetto di prezzo è oscillante come l’umore di un bipolare.
Al ristorante di fianco all’albergo, spiedini per sei persone, birra a garganella e una tazza di zuppa atomica: 90 yuan. Ristorante dell’ospedale, pesce persico al vapore una porzione: 80 yuan.
Dvd al negozietto: 6 yuan. Dvd da Auchan: 20 Yuan
Da Auchan trolley nuovo fiammante dimensione bagaglio a mano: 39.90 yuan oppure modello fiketto da 99 yuan. 200 grammi di cioccolato Lindt: 100 Yuan. (guardate che non scherzo, e il cioccolato non ha ne maniglie ne rotelle) Ho comprato un trolley da 199 yuan e già mi sentivo uno sprecone, era “good brand”.
Si! Si! mi piace così. Ohhhhhhh yeah
Usciamo in ritardo di 50 minuti, ma Guido ci perdona con serenità. Arrivati all’ospedale scendiamo e affrontiamo il tragico e doloroso momento dell’addio.
Tiro fuori le gigantografie che ho fatto stampare delle foto fatte in questi giorni con lui.
Elena mima che così quando le guarda penserà a noi.
Tiro fuori le due stecche di Golden Bridge: la marca che fuma lui. Incomincia a soffiare come un gatto incazzato, gesticola: non le vuole.
Le poggio con sguardo fermo sulla sua macchina. Elena mima che quando le fumerà si ricorderà di noi. Al secondo minuto di pantomima accetta. (I cinesi rifiutano per educazione anche cinque o sei volte, per fargli accettare un regalo devi insistere e fingerti incazzato anche tu).
Lo abbracciamo e ci scappa la lacrimuccia, emotivi buffi italiani. Gli dispiace di non aver salutato papà che quest’anno saggiamente non affronta il catrame dell’aria di pekino, ci dice che prega e fa le offerte al tempio per lui. ribadiamo la nostra eterna amicizia e fratellanza.
Lo lasciamo andare che è già buio.
Oggi ultimo giorno pekinese, ci rimane qualche esame da far fare al babbo. Chiudere le straripanti valigie colme di tesori cinesi, consegnare i dolci alle infermiere e ai medici.
Salutare tutti senza intasare i dotti lacrimali.
Superare gli idioti ai check in con i nostri ventilatori polmonari senza farci arrestare nè farli passare nel controllo a raggi x (ogni volta è una storia più lunga, ogni volta c’è qualche aspirante eroe che deve farci passare un’ora di inferno, come se i terroristi viaggiassero a nuclei familiari completi con tanto papà disabile al seguito).
Prendere un paio di aerei.
Collassare nella nostra cuccia a Torino.
Pekino Pekino …. Mi mancherai un pokino?
